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PER GIOCO

 

Charles-Édouard Jeanneret-Gris, meglio conosciuto come Le Courbusier, scrisse:

 

L'architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce. I nostri occhi sono fatti per vedere le forme nella luce: l'ombra e la luce rivelano queste forme; i cubi, i coni, le sfere, i cilindri e le piramidi sono le grandi forme primarie.

La loro immagine ci appare netta e senza ambiguità’.

 

E’ questo lo spunto che ha dato genesi al progetto che riguarda la riqualificazione dei prospetti di un edificio destinato ad accogliere eventi sportivi, nell’Aspire Zona a Doha.

L’edificio esistente, sospeso da terra mediante una scansione di massicci pilotis, si presenta come un monoblocco privo di alcun spunto caratterizzante, inserito in un’area di recente realizzazione e manchevole di un forte landmark.

Il progetto, quindi, ha voluto esplorare le manipolazione della materia, per gioco, modellandola e creando un nuovo frame che, come fosse un arbusto, nasce dai pilastri al piano terra e cresce sulle facciate creando un gioco di ombre e luci.

I lunghi prolungamenti, che vedono la loro genesi dal fusto di base, si intrecciano e si fondono in modo da nascondere le facciate originarie e creando dei vuoti nei quali trovano spazio mega schermi o dai quali sbucano frode verdi.

 

 

FOR FUN

 

Charles Édouard Jeanneret Gris, better known as Le Courbusier, once wrote:

 

Architecture is the learned game, correct and magnificent of forms assembled in the light. Our eyes are made to see the forms in the light: the shadow and the light reveal these forms; the cubes, the cones, the spheres, the cylinders and the pyramids are the great primary forms.

Their image appears clear and unambiguous to us ".

 

This is the starting point that gave rise to the project concerning the redevelopment of the façades of a building destined to host sport events, in the Aspire Zona in Doha.

The existing building, suspended from the ground by a scan of massive pilotis, presented itself as a monoblock without any characterizing cues, inserted in a newly built area and lacking a strong landmark.

The project, therefore, wanted to explore the manipulation of matter, for fun, modeling it and creating a new frame that, as if it were a shrub, comes from the pillars on the ground floor and grows on the facades creating a play of shadows and lights.

The long extensions, which see their genesis from the base stem, intertwine and merge so as to hide the original facades and create voids in which they find space mega screens or from which emerge green fraud.